Aspettando i “delusi da Bagnasco”
Dopo l’entusiasmo di Repubblica e soci, la prolusione del cardinale Angelo Bagnasco al consiglio della Conferenza episcopale comincia a essere letta in filigrana, e questo potrà riservare qualche sorpresa. E qualche delusione. Ci sono già le prese di posizione critiche, e non scontate nell’attuale conformismo puritaneggiante, dei laici di sinistra che, con Ritanna Armeni e Michele Serra, sono sconcertati dall’osanna delle opposizioni per un prelato che condanna le libertà sessuali e il relativismo amorale, bandiera della cultura libertaria e libertina. Leggi Bagnasco oltre Berlusconi
6 AGO 20

Dopo l’entusiasmo di Repubblica e soci, la prolusione del cardinale Angelo Bagnasco al consiglio della Conferenza episcopale comincia a essere letta in filigrana, e questo potrà riservare qualche sorpresa. E qualche delusione. Ci sono già le prese di posizione critiche, e non scontate nell’attuale conformismo puritaneggiante, dei laici di sinistra che, con Ritanna Armeni e Michele Serra, sono sconcertati dall’osanna delle opposizioni per un prelato che condanna le libertà sessuali e il relativismo amorale, bandiera della cultura libertaria e libertina. C’è la prevedibile critica dei “realisti” cattolici, per i quali nel giudizio della chiesa dovrebbero prevalere i comportamenti politici – quelli che hanno impedito all’Italia, grazie al centrodestra, di accodarsi alla deriva laicista europea e americana sui temi eticamente sensibili – sull’esame dei vizi privati, che non dovrebbero offuscare le pubbliche politiche virtuose dovunque provengano.
Al di là di queste considerazioni si sta aprendo una discussione sulla questione dell’orizzonte indicato ai cattolici da Bagnasco. L’appello a una presenza organizzata sul terreno sociale come introduzione a una diretta assunzione di ruolo politico, per la verità considerato dallo stesso cardinale impraticabile, viene evocato come l’archiviazione della linea “antropologica” di Camillo Ruini. Ma la nuova “prevalenza del sociale”, che non sembra preludere a generiche “aperture a sinistra”, deluderà forse i cattolici progressisti. Il maggior problema che ci si pone in vari ambienti cattolici è quello della fungibilità di questa nuova indicazione, assai dubbia, che contrasta con l’evidente applicabilità immediata (e il relativo successo pratico) di quella ruiniana. Ma bisogna andarci piano. L’appello ai cattolici a restare uniti sui valori non negoziabili, senza vincoli di disciplina invece sulle soluzioni politiche e sociali, ha prodotto, attraverso una specie di minoranza di blocco, un’efficace capacità di interdizione nei confronti delle proposte laiciste più irritanti per il mondo cattolico. E ha indicato le condizioni per una presenza pubblica rilevante della fede. Bagnasco e la Cei non sembrano affatto propensi, se la lettura delle loro parole non sia troppo strumentale, a oscurare la battaglia culturale ribadita nel grande discorso del Papa al Bundestag.
E’ vero che la teologia politica di Ratzinger ha un ambito universale di applicazione e incidenza, mentre le prolusioni del capo dei vescovi italiani devono fare i conti con un certo disordine di bottega nell’amata Italia, per dir così. Ma un pastore esperto e capace di discernimento sa, e dal modo in cui ha posto le cose (con qualche confusione) lo si capiva, che sulle cose grandi la chiesa di Benedetto non può mollare la presa, nemmeno se inseguita dal chiacchiericcio delle faccenduole piccole. C’è quindi da scommettere che nei prossimi tempi fioriranno a sinistra i delusi da Bagnasco.
Al di là di queste considerazioni si sta aprendo una discussione sulla questione dell’orizzonte indicato ai cattolici da Bagnasco. L’appello a una presenza organizzata sul terreno sociale come introduzione a una diretta assunzione di ruolo politico, per la verità considerato dallo stesso cardinale impraticabile, viene evocato come l’archiviazione della linea “antropologica” di Camillo Ruini. Ma la nuova “prevalenza del sociale”, che non sembra preludere a generiche “aperture a sinistra”, deluderà forse i cattolici progressisti. Il maggior problema che ci si pone in vari ambienti cattolici è quello della fungibilità di questa nuova indicazione, assai dubbia, che contrasta con l’evidente applicabilità immediata (e il relativo successo pratico) di quella ruiniana. Ma bisogna andarci piano. L’appello ai cattolici a restare uniti sui valori non negoziabili, senza vincoli di disciplina invece sulle soluzioni politiche e sociali, ha prodotto, attraverso una specie di minoranza di blocco, un’efficace capacità di interdizione nei confronti delle proposte laiciste più irritanti per il mondo cattolico. E ha indicato le condizioni per una presenza pubblica rilevante della fede. Bagnasco e la Cei non sembrano affatto propensi, se la lettura delle loro parole non sia troppo strumentale, a oscurare la battaglia culturale ribadita nel grande discorso del Papa al Bundestag.
E’ vero che la teologia politica di Ratzinger ha un ambito universale di applicazione e incidenza, mentre le prolusioni del capo dei vescovi italiani devono fare i conti con un certo disordine di bottega nell’amata Italia, per dir così. Ma un pastore esperto e capace di discernimento sa, e dal modo in cui ha posto le cose (con qualche confusione) lo si capiva, che sulle cose grandi la chiesa di Benedetto non può mollare la presa, nemmeno se inseguita dal chiacchiericcio delle faccenduole piccole. C’è quindi da scommettere che nei prossimi tempi fioriranno a sinistra i delusi da Bagnasco.